Pur essendo tutte diverse, noi persone autistiche abbiamo qualcosa che ci accomuna: la felicità che proviamo nel riconoscerci, e nel trovare persone come noi che capiscono le nostre stranezze e ci fanno sentire a casa, non solo nella vita di tutti i giorni, ma anche nel mondo della fantasia. Se poi quel mondo viene creato da una delle tue autrici preferite, la gioia aumenta a dismisura. È facile quindi immaginare come mi sono sentita nel momento in cui Alice Basso, una scrittrice da mezzo milione di copie vendute, ha dato vita a Le ventisette sveglie di Atena Ferraris, primo capitolo di una saga promettente, avvincente, esilarante e piena di mistero già opzionata dalla casa di produzione Lux Vide per un adattamento televisivo. Il libro segue le avventure di Atena, appunto, una trentenne dotata della capacità di vedere cose sfuggenti agli occhi delle altre persone, che dirige una rivista online di enigmistica e, per colpa (o merito) del fratello gemello, si ritrova costretta a uscire di casa, a indagare su un mistero scottante insieme a una caotica e stupenda Scooby Gang (senza cane) tutta torinese. Un’esperienza che segna un punto di svolta per lei, perché non solo la aiuta a uscire dal proprio guscio e a mettersi in discussione, ma anche e soprattutto a scoprire qualcosa di più su se stessa, qualcosa che ha un nome ben preciso: autismo e ADHD. È molto difficile trattare questi temi senza rischiare di cadere negli stereotipi, ma credo che l’autrice abbia fatto un ottimo lavoro: è riuscita a creare un connubio perfetto tra ironia e realismo, ha scritto una bellissima postfazione che dimostra quanto questo argomento la appassiona, e attraverso la narrazione in prima persona ha permesso di calarsi fino in fondo nella mente neuroatipica della fantastica protagonista Atena, in cui convivono un gatto siamese desideroso di non essere disturbato e un golden retriever sempre pronto a inseguire le farfalle. È una vera boccata d’aria fresca per un mondo dell’intrattenimento dove la rappresentazione delle persone neurodivergenti è in gran parte assente o, nei rari casi in cui è presente, stereotipata. Il bello di Atena è proprio questo: non si tratta del classico personaggio autistico da serie tv tutto genio, freddezza e sicurezza di sé che piace tanto alle masse perché, come dice Alice Basso, è figo e rassicurante . Al contrario, è una donna comune che si districa nella vita di tutti i giorni tra insicurezze, meltdown improvvisi, una scarsa coordinazione motoria e difficoltà non solo nei rapporti sociali, ma anche nella ricerca di un lavoro, e ciò si evince dalle disastrose esperienze lavorative vissute prima di riuscire ad aprire la sua rivista di enigmistica. Quest’ultimo aspetto riflette in pieno la realtà, perché tendenzialmente le persone neurodivergenti faticano molto a entrare nel mondo lavorativo, in quanto i datori di lavoro neurotipici, spesso mancano degli strumenti per riuscire a riconoscere e rispettare i loro comportamenti e trovano più semplice venire incontro soltanto alle persone con disabilità fisiche. C’è un gran bisogno di parlarne, così come c’è bisogno di protagoniste e protagonisti come Atena, che lottano per far valere il proprio diritto a essere loro stesse e loro stessi e far sì che il resto del mondo lo riconosca.
Le ventisette sveglie di Atena Ferraris

0 commenti