Le ottanta domande di Atena Ferraris

da | 23/04/2026 | Eventi | 0 commenti

Nel mese in cui ricorre la giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo è bello poter tornare a parlare della saga di Alice Basso con una protagonista AuDHD, il cui secondo volume è uscito da poco in libreria con il titolo Le ottanta domande di Atena Ferraris

Tanto per cominciare sappiate che l’autrice, sempre una garanzia, questa volta si è davvero superata, perché il libro è ancora più interessante, avvincente ed esilarante del suo predecessore. Si ride che è un piacere, ed è stupendo cimentarsi nei giochi enigmistici sparsi tra i vari capitoli e imbattersi in una componente mystery efficace e credibile, che consente di mettere in risalto le capacità dei protagonisti, a partire da Atena. Ritroviamo la nostra eroina pronta a mettersi gioco in prima persona, non più costretta da altri, ma di sua spontanea iniziativa, e desiderosa di dare il prima possibile un nome a ciò che da sempre fa parte di lei, ovvero l’autismo e l’ADHD. 

A tal proposito, il tema delle neurodivergenze viene approfondito con grande maestria, e ciò si può evincere già dal titolo: è infatti un riferimento al RAADS-R, un test di ottanta domande a risposta multipla che consente di diagnosticare l’autismo nelle persone adulte e che, raccomanda l’autrice, non bisogna affrontare per conto proprio, ma soltanto sotto la supervisione di professioniste e professionisti competenti. 

A questo punto della storia Atena è impaziente di farlo, e si trova nel momento esatto in cui comincia a guardare il mondo con occhi diversi, più consapevoli e propensi ad accorgersi che ci sono tante altre persone come lei, spingendosi quindi a condividere le nuove informazioni con chi la circonda. Ciò la porta a scoprire i vari modi in cui le neurodivergenze, dette le disabilità invisibili, vengono percepite dagli altri, finendo, come fin troppo spesso accade nella realtà, per ritrovarsi faccia a faccia con l’ipocrisia di chi, dietro una facciata di progressismo, nasconde una certa fobia verso tutto ciò che non riesce a comprendere e ad accettare, e con l’aperta ostilità dovuta ai pregiudizi di coloro che percepiscono la diagnosi come una condanna o come una scusa per non impegnarsi facendo le cose nei metodi considerati standard. Lo stesso Febo, il fratello gemello di Atena, è preoccupato dal fatto che lei voglia intraprendere il percorso volto a confermare la propria neurodivergenza, perché la considera alla stregua di un’etichetta. 

Ciò riflette molto quello accade nel mondo reale, a giudicare da esperienze vissute in prima persona e sentite raccontare, ma per fortuna il libro non esita a lasciare un po’ di speranza, perché in mezzo a tanti pregiudizi, ecco che tutto a un tratto arrivano persone neurotipiche empatiche, animate dal desiderio di saperne di più per capire cosa significa essere neurodivergenti e agire di conseguenza. È proprio grazie a loro che Atena si sente un po’

più sicura, e la sua storia, oltre a celebrare le unicità e le famiglie di elezione, spiega che le diagnosi non sono etichette, ma strumenti di vitale importanza che consentono di mettere ordine nella testa, e che tutto ciò che le persone neurodivergenti desiderano è essere loro stesse senza doversi preoccupare di dover sembrare qualcos’altro. Un messaggio di cui c’è più che mai bisogno, e che rende Atena Ferraris una protagonista straordinaria, capace di far sentire chi è come lei vistə come mai prima. 

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