Era il 1999 quando l’allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton istituì il Pride Month, una ricorrenza che si svolge tutti gli anni a Giugno, volta a celebrare il movimento per i diritti LGBTQ+ e la sua cultura. Ho sempre pensato che questo mese così speciale dovrebbe durare tutto l’anno, esattamente come le giornate della consapevolezza sulle disabilità. Potrebbe sembrare un paragone un po’ azzardato, ed effettivamente per molti anni si è ritenuto che gli studi accademici sulle disabilità e sulle persone LGBTQ+ non avessero alcuna correlazione fra loro, tuttavia a ben guardare ci si può accorgere che i due temi hanno dei punti in comune.
Tanto per cominciare sia le persone disabili sia le persone LGBTQ+, da sempre considerate come appartenenti a posizioni marginali e per questo oggetto di forte discriminazioni e condanne sociali, hanno dato il via a movimenti sociali a sostegno dei rispettivi diritti dalla seconda metà del XX secolo, e ciò ha fatto sì che prendessero piede degli studi ad essi dedicati, non solo interdisciplinari (cioè attinenti a più settori accademici), ma anche intersezionali, ovvero animati dallo scopo di esaminare le sovrapposizioni di vari aspetti dell’identità. Il successivo confronto dei due temi ha portato alla nascita di studi congiunti sulle persone LGBTQ+ disabili, conosciuti anche come Teoria Crip.
Questa teoria, descritta per la prima volta nel 2006 dal saggio Crip Theory di Robert McRuer, prende il nome da un termine che, come nel caso di queer per le persone LGBTQ+, è stato rivendicato dalle persone disabili e privato della sua originaria forma di insulto. È nata come risposta a una società che tende a vedere l’eterosessualità e la non disabilità come uniche condizioni naturali e accettabili e a considerare tutto il resto anormale e indesiderabile. Ha respinto questo presupposto dimostrando che è impossibile applicare etichette di normalità e anormalità in funzione della disabilità, e in più, a differenza di studi precedenti concentrati soltanto sull’aspetto clinico, ha permesso di debellare il pregiudizio secondo cui le persone disabili non hanno una sessualità, mettendo in luce la loro potenzialità di avere relazioni sentimentali e sessuali e di poter dare e provare piacere.
Questi aspetti hanno contribuito a facilitare il riconoscimento delle intersezioni tra la queerness e la disabilità, consentendo a moltissime persone disabili LGBTQ+ di comprendere e scoprire qualcosa di più sulla propria identità. Ci sono stati tuttavia molti dibattiti sul termine crip, non solo per via del suo passato da insulto offensivo, proprio come queer, ma anche per il suo essere legato esclusivamente alle disabilità fisiche a discapito quindi di quelle cognitive.
Nonostante tutto, gli studi delle persone disabili LGBTQ+ continuano a progredire e a diffondersi in tutto il mondo, accompagnati dalla nascita di un vero e proprio filone culturale promosso da celebrità come Ryan O’ Connell, autore della serie Netflix semi-autobiografica Special, che parla di un uomo gay con paralisi cerebrale, o anche dalla nostra connazionale Valentina Petrillo, atleta paralimpica transgender. Sempre più spesso infatti è possibile trovare rappresentazioni di persone disabili LGBTQ+ nei media, per esempio nella saga animata per teenager The Owl House. Aspirante strega di Dana Terrace, dove abbiamo Luz Noceda, la prima protagonista dichiaratamente bisessuale e ADHD di casa Disney, o nella serie d’animazione Helluva Boss di Vivienne Medrano, che comprende un cast prevalentemente LGBTQ+ e presenta anche alcuni aspetti legati alla disabilità, come nel caso del demone Fizzarolli, che oltre ad essere omosessuale utilizza delle protesi robotiche avanzate dopo aver perso gli arti originali e in una scena molto toccante utilizza il linguaggio dei segni (ASL) per comunicare con un bambino sordo. Tutte rappresentazioni bellissime di cui c’è sempre un gran bisogno, per far sì che un’infinità di persone possa scoprire la bellezza di riconoscersi e di capire la pura verità: non siamo sol3, e insieme possiamo compiere i gesti sottili per iniziare a cambiare il mondo in meglio. Ed è questo il mio augurio per le persone LGBTQ+ e disabili: un mondo in cui venga riconosciuto una volta per tutte il diritto fondamentale di essere e amare liberamente, senza giudizio.
Buon Pride Month, ogni singolo giorno.

Interessante, scritto con perizia eppure con penna lieve. È una dote riuscire a rendere godibili anche argomenti tosti